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Cronistoria
Nell’anno 2002 inizia ad operare,  presso i capannoni di proprietà della Ditta CEDRO srl (a sua volta ex-carpenteria della ditta Magrini Galileo), siti al civico n. 30 di Via Granze a Pernumia, la ditta C&C, società che avrebbe dovuto produrre conglomerati cementizi utilizzando rifiuti speciali non pericolosi (registro Provinciale imprese in procedura semplificata del 12/06/2002).

Da subito cominciano le lamentele da parte dei residenti nelle abitazioni circostanti e di altre Ditte operanti nella zona, che denunciano la fuoriuscita dall’impianto di polveri giallognole, maleodoranti che provocano arrossamento agli occhi e bruciore alla gola.,  polveri che si sollevano dalla C&C andando ad invadere aree esterne circostanti l’Azienda per un raggio molto ampio comprendente porzioni del territorio dei comuni di Battaglia Terme, Pernumia e Due Carrare.

Inizia una serie di diffide da parte della Provincia di Padova e del Comune di Pernumia per la situazione degli impianti. Alcuni cittadini, fatto analizzare il materiale trasportato dai camion e disseminato  per la strada, denunciano la sua pericolosità: è un materiale altamente tossico cancerogeno. Iniziano anche  i sopralluoghi da parte dei tecnici dell’Arpav, nei quali si comincia a evidenziare che le polveri contengono sostanze molto pericolose  e  che le acque sono contaminate.

L’attività della società C&C continua fino al 2005, con i trasporti, lo stoccaggio del materiale e il costante pericolo per la popolazione, nonostante le preoccupazioni degli abitanti della zona, le denunce sulla stampa e le attività di Comuni e Provincia di Padova.
Il 23/02/2005 l’area viene posta sotto sequestro da parte della Magistratura a seguito dell’indagine riguardante un traffico illecito di rifiuti tossici denominata “Il mercante di rifiuti” condotta dalla sezione N.I.P.A.F. di Treviso, del Corpo Forestale dello Stato.

A maggio del 2007, durante un sopralluogo, i tecnici scoprono un incendio all’interno del capannone più piccolo; a detta dell’analista di ARPAV “la presenza di elevate quantità di metalli alcalini e alcalino terrosi potrebbe aver creato condizioni di surriscaldamento della massa”.
Tale fatto sembra dare una certa accelerazione alla necessità di cercare una soluzione del problema..
Lo stesso anno la Provincia di Padova affida alla Società TESI Engineering s.r.l. di Cinto Euganeo la caratterizzazione dei rifiuti stoccati all’interno dei capannoni; dalle analisi effettuate viene accertato che I RIFIUTI SONO PERICOLOSI per la presenza abbondante di idrocarburi e di vari metalli pesanti (cromo, nichel, rame, ecc.). Viene assegnato ai rifiuti il codice CER 19 03 04 e viene stimato che il costo di smaltimento varia da circa 9,2 a 12,4 milioni di euro.

Nel 2009 dei funzionari della Provincia di Padova fanno un sopralluogo; nel loro verbale si evidenziano le condizioni di degrado della struttura “…..sulle pareti esterne dei capannoni sono visibili crepe e bombature dovute verosimilmente alla spinta esercitata dai cumuli di rifiuti all’interno, tali situazioni si evidenziano in più punti delle pareti sia del capannone più piccolo che quello maggiore”…”in alcuni punti …sono evidenti segni di umidità conseguenti verosimilmente ad infiltrazioni meteoriche dal tetto” : A parere dei funzionari bisogna provvedere all’allontanamento dei rifiuti, ad effettuare verifiche strutturali delle pareti dei capannoni ed accertamenti circa la possibile corrosione e l’eventuale indebolimento dei plinti portanti.
Lo stesso anno la Regione Veneto inserisce l’area della ex-C&C nell’elenco dei siti da bonificare di interesse regionale e viene concesso alla Provincia di Padova un contributo a fondo perduto di euro 200.000,00 per la caratterizzazione dell’area esterna ai capannoni.

Nel 2010 la Provincia di Padova fa rimuovere i rifiuti abbandonati nella parte esterna, 3.438 tonnellate di rifiuti, che vengono conferiti presso la discarica ASA di Castelmaggiore (BO). Per l’intervento la Provincia impegna 567.000,00 euro, in parte coperti dalla polizza fideiussoria prestata da C&C a favore della Provincia di Padova del valore di 500.000 euro circa,La determina per l’esecuzione dei lavori era stata fatta a dicembre del 2007, ma due gare d’appalto per la rimozione ed asporto dei rifiuti  erano andate a vuoto.

A dicembre 2011, dalla Giunta Regionale del Veneto vengono assegnati al Comune di Pernumia  Euro 500.000,00 per l’esecuzione degli interventi di indagine ambientale, caratterizzazione e messa in sicurezza del capannone interessato dal deposito di rifiuti pericolosi,  ubicato nel medesimo Comune all’interno dell’ex stabilimento C&C.
La liquidazione della spesa sarebbe stata subordinata alla presentazione della documentazione delle spese sostenute entro il 31/01/2013.

A gennaio 2012 si risolve il problema sulla legittimità dell’intervento di caratterizzazione all’interno dell’area, rientrata nella disponibilità del proprietario, ossia la Cedro, a seguito di una sentenza del Tar del Veneto che lo reputava non responsabile dell’abbandono dei rifiuti. I lavori  avrebbero potuto iniziare, ma c’è uno stallo.

A fine dicembre 2012  Il Comune di Pernumia “Determina”di dare esecuzione d’ufficio all’intervento di indagine ambientale del sito ed alla caratterizzazione dell’area esterna ai capannoni, ed eventualmente a procedere alla caratterizzazione dell’area interna, previa messa in sicurezza dell’area e dei capannoni sulla stessa esistenti, al fine di prevenire dispersioni, infiltrazioni e/o contaminazioni nel sito.

A giugno 2013  viene firmata dal Comune di Pernumia la Convenzione con Bacino PD3 per l’esecuzione di interventi di indagine ambientale, caratterizzazione e messa in sicurezza del capannone interessato dal deposito di rifiuti pericolosi e non pericolosi e le conseguenti attività di bonifica e messa  in sicurezza dello stabilimento ex C&C S:P:A.

A fine estate 2013 iniziano i lavori di Bacino PD3.

Il 27 maggio 2014  la Regione voltura al Comune di Pernumia il contributo di 200.000 euro già concesso alla Provincia di Padova, a dicembre del 2009, per la caratterizzazione dell’area esterna della C&C. Soldi inutilizzati da 5 anni..

SITUAZIONE
La cronistoria mette in evidenza la lentezza con cui gli enti preposti si sono approcciati al problema. Dopo 9 anni di abbandono, finalmente il fatiscente edificio della ex C&C, è stato messo in sicurezza. Per la bonifica non c’è ancora nessun progetto,.per cui ci troviamo ancora a convivere con un rischio sanitario e ambientale di grosse dimensioni e  a dover fare scongiuri ogni volta che i fenomeni atmosferici eccezionali, divenuti ormai normalità, sfiorano o toccano  il nostro territorio.

LA BEFFA SUL PIANO GIURIDICO

Nel 2009 si chiude il processo penale, con bilancio positivo per la collettività: ben undici persone condannate in primo grado a un totale di quarant’anni di reclusione e al pagamento di oltre 2 milioni di risarcimento, per traffico e smaltimento illecito di materiali pericolosi. A queste vanno aggiunte altre dieci persone già condannate in precedenza con rito abbreviato, sempre nella stessa inchiesta. La sentenza è arrivata al termine di un processo celebrato a tempo record, con udienze celebrate anche nella pausa feriale per evitare la prescrizione dei reati. Da ringraziare l’allora p.m. G. Gava e il Corpo Forestale dello Stato che hanno condotto le indagini. Gli undici imputati condannati dovranno inoltre pagare le spese legali sostenute dalle parti civili, fra cui il Ministero dell’Ambiente, la Regione Veneto e gli Enti Locali.

Ma questo era solo il primo grado di giudizio, vanificato da un’incredibile beffa consumatasi il 25 giugno:2012.In quella data avrebbe dovuto celebrarsi la prima delle udienze di II grado, ma a causa di errori compiuti dalla Cancelleria del Tribunale di Venezia nella notifica degli appelli, il procedimento è stato spostato a gennaio 2013, mentre proprio ad agosto 2012 scadevano i termini per la prescrizione dei reati. Gli imputati, già condannati in primo grado, restano penalmente impuniti, in uno dei più importanti processi per traffico di rifiuti tossici del Nordest! E dire che l’avvocato E. Zaffalon, legale di una delle parti civili, aveva denunciato pubblicamente il rischio prescrizione già nel 2011 e anche all’inizio del 2012 invitando il Presidente del Tribunale a calendarizzare le udienze in tempi stretti, data la portata del processo. È rimasto inascoltato!